Letture estive

Anche quest’anno è arrivato il momento di salutare l’estate .

I Gruppi di lettura si sono dati appuntamento per condividere le loro letture estive.

 

Quali sono stati i testi selezionati? Romanzi appartenenti alle top ten, alle classifiche  dei libri più venduti o più richiesti Romanzi vincitori del premio Campiello e del premio Strega? Romanzi di autori locali? 

Come sono state fatte le  scelte?

Quali luoghi sono stati prediletti  per poter leggere? Al mare ? a casa? in vacanza?

Troveremo risposte alle nostre domande nei due prossimi incontri.

Lettura e degustazione di vini

Dopo la breve pausa estiva riprende il consueto appuntamento mensile del Silvi Book Club.
Martedì 21 settembre 2021  ore 17.00 c/o la Cantina Fuschi i lettori del Silvi Book Club dialogheranno del romanzo “Le ali di Eleonora” con l’autore Enzo Delle Monache.
Il romanzo è tratto da una storia vera, un libro sul senso della vota. Un dramma, laggiù nel passato, allunga i suoi tetri artigli sull’equilibrio psicologico della protagonista. L’adolescenza privata di sogni, la vita senza punti fissi, la lotta violenta di una vittima contro se stessa. Un cammino tortuoso e cupo nelle viscere della mente. Cosa c’è in fondo al tunnel?”
( dalla quarta di copertina)
E’ previsto inoltre un percorso di NaturArte con degustazione di vini.
Per informazioni e per poter partecipare  bisogna scrivere una mail a Gabriella Serafini : gabriellaserafini79@gmail.com

Lungo petalo di mare di Isabel Allende

Presso il ristorante Il diavolo e l’acqua santa a Colle Renazzo a Pescara i lettori del Club del Libro “Lassù in collina e…. della crostata a bicarbonato” il 30 luglio 2021 parleranno di “Lungo petalo di mare“, l’ultimo romanzo di Isabel Allende.

Per info e poter  partecipare occorre contattare Laura  laurabertolissi@gmail.com

INCIPIT

Il piccolo soldato apparteneva alla Quinta del Biberón, la leva dei ragazzini reclutati quando ormai non erano più rimasti né giovani né vecchi per la guerra. Víctor Dalmau accolse lui e gli altri feriti che senza molti riguardi, a causa della fretta, vennero estratti dal vagone merci e poi distesi come fasci di legna sulle stuoie che ricoprivano la pavimentazione di cemento e pietra della Estación del Norte ad attendere che altri veicoli li trasportassero negli ospedali dell’Esercito dell’Est. Era immobile, con l’espressione tranquilla di chi ha visto gli angeli e non teme più nulla. Chissà per quanti giorni era stato sballottato da una barella all’altra, da una stazione di posta all’altra, da un’ambulanza all’altra, fino ad arrivare in Catalogna su quel treno. Alla stazione c’erano diversi medici, sanitari e infermiere che accoglievano i soldati, mandavano subito i casi più gravi all’ospedale e smistavano gli altri a seconda delle ferite riportate – gruppo A le braccia, B le gambe, C la testa e così via in ordine alfabetico – e li indirizzavano con un cartello appeso al collo al luogo corrispondente. I feriti giungevano a centinaia; bisognava fare diagnosi e prendere decisioni nel giro di pochi minuti, ma il trambusto e la confusione erano solo apparenti. Tutti venivano presi in carico, tutti ricevevano assistenza. Chi era destinato in chirurgia veniva portato al vecchio edificio dell’ospedale Sant Andreu a Manresa, quelli che avevano bisogno di essere ricoverati venivano mandati in altri centri, e c’era anche chi era meglio che fosse lasciato dove stava, perché non si poteva fare più nulla per lui. Le volontarie inumidivano le labbra dei feriti, parlavano loro a bassa voce e li cullavano come fossero i propri figli, sapendo che da qualche altra parte c’era un’altra donna a confortare il loro figlio o il loro fratello. Più tardi i barellieri li avrebbero portati al deposito cadaveri. Il piccolo soldato aveva un buco nel petto e, dopo averlo visitato velocemente senza riuscire a sentirgli il polso, il medico stabilì che era troppo tardi per qualunque tipo di intervento e che non aveva nemmeno più bisogno di morfina né di conforto. Al fronte gli avevano coperto la ferita con uno straccio, l’avevano protetta con un piatto di ottone a rovescio e lo avevano fasciato con una benda, il tutto già da diverse ore o diversi giorni o diversi treni, impossibile saperlo. Dalmau si trovava lì per assistere i medici; avrebbe dovuto obbedire all’ordine di lasciar perdere il ragazzino per dedicarsi al ferito successivo, ma pensò che se era sopravvissuto al trauma, all’emorragia e a tutti quegli spostamenti fino ad arrivare a quella banchina della stazione, la sua voglia di vivere doveva essere molta ed era un peccato che si fosse arreso alla morte proprio all’ultimo momento. Rimosse con cura lo straccio e constatò meravigliato che la ferita aperta era pulita come se gliela avessero disegnata sul petto. Non riuscì a spiegarsi come il colpo avesse distrutto le costole e parte dello sterno senza spappolare il cuore. Nei quasi tre anni di esperienza durante la Guerra civile di Spagna, prima sui fronti di Madrid e Teruel e poi all’ospedale di evacuazione, a Manresa, Víctor Dalmau credeva di aver visto di tutto e di essere diventato immune dalle sofferenze altrui, ma non aveva mai visto palpitare un cuore dal vivo. Affascinato, osservò gli ultimi battiti, sempre più lenti e irregolari, fino a che non si fermarono del tutto e il piccolo soldato morì senza nemmeno emettere un sospiro. Per un breve istante Dalmau rimase immobile a contemplare la cavità rossa dove ormai non batteva più nulla. Fra tutti i ricordi della guerra, questo sarebbe stato il più vivido e ricorrente: il ragazzo di quindici o sedici anni, ancora imberbe, sporco di guerra e di sangue secco, disteso su una stuoia con il cuore in bella vista. Non sarebbe mai riuscito a spiegarsi per quale motivo decise di introdurre tre dita della mano destra nella spaventosa ferita, di avvolgere l’organo e di comprimerlo varie volte, in modo ritmico, con calma e naturalezza, per un lasso di tempo impossibile da ricordare, forse trenta secondi, forse un’eternità. E allora sentì che il cuore tornava a palpitare tra le sue dita, all’inizio con un tremito quasi impercettibile e poco dopo con forza e regolarità. “Ragazzo mio, se non lo avessi visto con i miei occhi, non ci avrei mai creduto,” disse in tono solenne uno dei medici che si era avvicinato senza che Dalmau se ne fosse accorto. Poi chiamò i barellieri urlando e ordinò loro di portare via il ferito il più in fretta possibile, perché era un caso speciale. “Dove ha imparato questa manovra?” domandò a Dalmau, non appena i barellieri si furono portati via il piccolo soldato, cereo ma vivo. Víctor Dalmau, che era di poche parole, in due frasi lo informò che era riuscito a frequentare tre anni di Medicina a Barcellona prima di partire per il fronte come ausiliare sanitario. “Dove l’ha imparata?” ripeté il medico. “Da nessuna parte, ma ho pensato che tanto non c’era niente da perdere…”

Allende, Isabel (2021-01-06T22:58:59). Lungo petalo di mare (Italian Edition) . Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.

Nuovo appuntamento del Silvi Book Club

Il prossimo appuntamento del Silvi Book Club è previsto per mercoledì 21 Luglio 2021 ore 17.30 presso il Villino Massacesi a Silvi.

Il romanzo scelto è “Il colore dei pensieri” di Arturo Bernava.

La partecipazione è possibile  previa comunicazione  a gabriellaserafini79@gmail.com

I lettori del GdL “Parole in Giardino” incontrano lo scrittore Antonio Gentile

Venerdì 2 luglio 2021 alle ore 18.00 presso il Giardino di Giusy i lettori del Gruppo di Lettura “Parole in Giardino” incontrano lo scrittore Antonio Gentile per dialogare sul suo ultimo libro intitolato” La terra degli uomini integri – La vita di Thomas Sankara”.

 

L’incontro sarà occasione per festeggiare il terzo compleanno del primo  Gruppo di Lettura creato dall’Associazione SmartLab Europe.

THOMAS SANKARA E LA RIVOLUZIONE DELLA FELICITÀ

Nell’ambito delle attività di promozione alla lettura svolte dall’Associazione Culturale ‘SmartLab Europe’ nasce a Silvi Marina nel mese di novembre 2020 il gruppo di lettura SILVI BOOK CLUB coordinato da Gabriella Serafini.
Ogni mese viene scelto un libro di narrativa da leggere, dando priorità ad autori abruzzesi, sia quelli più famosi, che meno famosi, sia quelli del passato, che quelli dell’attuale panorama letterario regionale.
Nel prossimo appuntamento del Gruppo di lettura che si terrà il 21 maggio prossimo alle ore 21.00 è prevista la condivisione della lettura del libro’La terra degli uomini integri – Vita di Thomas Sankara’ di Antonio Gentile. L’Autore incontrerà il Slivi Book Club e parlerà del suo libro e della Rivoluzione della felicità promossa da Thomas Sankara.
L’incontro con l’autore si svolgerà sulla piattaforma GMeet.
Coloro che desiderano  partecipare possono scrivere alla coordinatrice del Gruppo al seguente indirizzo di posta elettronica: gabriellaserafini79@gmail.com
L’iniziativa aderisce al Maggio dei Libri 2021, la campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto.

Angela Nanetti incontra i lettori del Gruppo di Lettura “Parole in Giardino”

L’Associazione Culturale ‘SmartLab Europe’ nell’ambito delle attività  relative alla promozione della lettura e del libro organizza mensilmente incontri di gruppi di lettura. Il Gruppo di lettura ‘Parole in giardino’ torna in presenza nell’accogliente Giardino di Giusy.
La scrittrice Angela Nanetti incontrerà i lettori del Gruppo di lettura ‘Parole in giardino’ e converserà con loro sul suo ultimo recente romanzo ‘Neve d’ottobre’, Neri Pozza Editore.
La professoressa Ilaria Filograsso curerà la presentazione della scrittrice mentre la presidente dell’Associazione ‘SmartLab Europe’ Annarita Bini coordinerà come di consueto la conversazione sulla lettura del romanzo.

L’iniziativa aderisce  al Maggio dei Libri 2021, la campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto.

Appuntamento con il Club del libro” Su in collina e …la crostata al bicarbonato”

Oggi appuntamento con il  Club del Libro “Su in collina e… la crostata al bicarbonato” per parlare dell’ultimo libro di Alessandro D’Avenia “L’Appello”.

L’ Appello, solitamente associato alla pratica di chiamare  i nomi di ciascun alunno all’inizio della lezione, nel romanzo diventa un metodo per comunicare, per raccontare, per ascoltare, per conoscere i segreti più intimi degli studenti di una classe affidata al professore Omero Romeo.

L’appello è anche un modo per  ricordare a se stessi e agli altri che si sta al mondo e come e di cosa (ma anche perché) si sopravvive. Nomen Omen: il destino è nel nome. Al quarantacinquenne professore di scienze viene affidata una classe definita “difficile”, decimata – come ci dice lo stesso scrittore – “decimata in senso letterale”, essendo rimasti solo in dieci alunni problematici: ragazzi con vite  difficili, ognuno con una vita diversa da raccontare. Il professore Omero è un  uomo sorprendente dalla personalità brillante, spiritosa, autoironica, che quando diventa cieco deve riprogrammare repentinamente la propria  vita e sensorialità : “Quel che è certo è che da quando sono diventato cieco la mia vita è diventata epica […] un’occupazione a tempo pieno, senza pause. […] Vivo allo scoperto e la vita mi sbatte in faccia come il vento: una bella giornata non è più una giornata di luce, ma di vento sulla pelle, nelle orecchie e nelle narici, perché il vento racconta”

Il tema dominante  è l’empatia, poco presente nelle relazioni umane soprattutto a scuola, dove si è più preoccupati di cosa insegnare e imparare  rispetto ai ragazzi e alle loro esperienze. Sembra che spesso manchi l’umanità…

Tutti dalla mattina alla sera lottiamo perché il nostro nome venga pronunciato come si deve. Lo cerchiamo dappertutto, in un posto di lavoro, in una relazione, in una notizia, in un vestito, in un record, in una passione, in una perversione, nella violenza, nell’ambizione, nella dipendenza e nella distruzione, nel dominio e nel piacere, in una tomba e nella scelta di qualcosa o qualcuno a cui appartenere; perché questo è avere un nome: avere qualcosa o qualcuno che lo tenga al sicuro.”

E’ un romanzo di formazione, imperdibile per genitori e adolescenti!

INCIPIT

La vita va da quando decidono che nome darti a quando quello stesso nome è solo un graffio su una lapide. Nell’uno e nell’altro caso non hai l’iniziativa, quelle lettere sono tutto ciò che hai per venire alla luce e provare a rimanerci. Forse per questo gli antichi dicevano che il destino è nel nome: che ti piaccia o no, sei chiamato a rispondere all’appello. Nel mio caso è così: mi chiamo Omero, in greco “colui che non vede”… e cinque anni fa sono diventato cieco. Omero Romeo a dirla tutta, 45 anni, DNA per metà di padre professore universitario di astrofisica, appassionato di musica classica e di sua moglie, iniziato al mistero della vita e precipitato ora in quello della demenza senile; per l’altra metà di madre professoressa di greco e latino, appassionata di Omero (il mio nome lo ha scelto lei, mio padre aveva proposto un più semplice Alberto, in onore di Einstein) e di enigmistica ( il mio nome è anche l’anagramma del mio cognome). Ho cercato di mescolare alla meglio questo eccessivo patri-matri-monio genetico con risultati in corso di verifica. Laureato in chimica, fede certa nella tavola periodica e nel mistero, appassionato del cosmo e di Dio, sedotto ogni giorno da mia moglie e allenato all’esistenza da due figli, amico immaginario di Einstein e nuovo insegnante di scienze di una classe abbandonata dalla professoressa precedente per morte repentina, occorsa il 2 settembre. La forza di gravità l’ha richiamata con violenza sulle scale di casa a motivo dell’attrito esercitato sul suo piede dall’unico affetto che le era rimasto, un gatto raccolto per strada, ironia della sorte o della morte, e dimostrazione di ciò che ho sempre pensato: i gatti, oltre a dormire 16 ore al giorno, sono animali senza scrupoli. L’unico che io abbia mai amato è il gatto del paradosso di Schrödinger, vivo e morto nello stesso istante. Sono quindi diventato all’improvviso il direttore di un’orchestra che caos e probabilità con studiata ironia hanno messo insieme. Ma se è vero che tutte le classi felici sono simili fra loro, è ancor più vero che ogni classe infelice è infelice a modo suo. La quinta che ho ereditato proprio nell’anno in cui mi sono deciso a riprendere l’insegnamento da quando ho perso del tutto la vista canta una infelicità corale, a cui ciascuno partecipa con un timbro inconfondibile. Ne scaturisce una sofferenza polifonica, in cui ogni dolore si collega a un altro, lo arricchisce, per affinità, o lo esalta, per contrappunto, con inattesa armonia. Se di una sinfonia si ascolta la partitura di un singolo strumento può sembrare persino stonato, eppure quella linea musicale è necessaria all’insieme. Decimati in senso letterale – sono rimasti in dieci – dalle intemperie della scuola, ma più ancora da quelle della vita, non li hanno ridistribuiti, perché la loro peste avrebbe contagiato altri: conveniva tenerli isolati e aspettare che l’infelicità si autodistruggesse. Proprio loro sono capitati a me, che avevo smesso di insegnare da cinque anni, e mi sono reso di nuovo disponibile: ho bisogno di sapere se sono ancora vivo. Einstein ha detto che Dio non gioca a dadi con l’universo, ma il supplente cieco mi sembra proprio un brutto tiro: precario nell’anima e nel corpo, fa da guida a precari del corpo e dell’anima. O è una commedia o è una tragedia, non ci sono vie di mezzo. Oppure semplicemente è la prima puntata di Lost .

D’Avenia, Alessandro, L’appello, MONDADORI. Edizione del Kindle